martedì, maggio 27, 2003
ore e ore a stare qui al
buio
fermo a pensare
a cercare di tenermi
sveglio
per cercare di sentire,
di sentire
nuove percezioni
sensoriali
liberami
strippo
metà cervello non
funziona, l'altra funziona troppo e nel senso sbagliato.
fatemi uscire da questa
paranoia
correlazioni di percezioni
cosmiche
ricerca di un contatto
tra mondi lontanissimi
contemplazioni di
spiritualità superiore
colori prismatici
sottintendono visioni paradisiache
dell'essere vivente
cosciente della sua origine.
non sono cresciuto nelle
patrie galere di una sacrestia
sono volato sulla poesia
della notte
fin da voi
miei diversi funghetti
per venerare gli dei pagani della eternità
e ora
strippo
metà cervello non
funziona l'altra funziona troppo e nel senso sbagliato.
fatemi uscire da questo
ciclo futile
portatemi con voi
per un istante ritorno
dio
e grande è l'immensità
della mia esistenza.
domenica, maggio 25, 2003
calma apparente. assordante silenzio. parate di corpi
spenti. un meccanicistico pronunciarsi. su e giù indistinti. incombere di
circostanze.
altrove. desiderio di respirare. nuvole che oscurano il
cielo. una farfalla tatuata sul culo di una puttana che quando ama non finge.
la fiamma di un cero rovesciato. vampe. una chiesa che brucia.
cattolico decoro. la casa, la chiesa, la famiglia.
a modo e perbene.
bambine. sghigniazzi. soldatini di piombo. giocano a fare
i duri. chiaveranno.
una goccia cade. pozzanghera d’infinita lontananza. sogni
violentati.
un viso. piccola fata che guarda e fugge. tremori. un
desiderio di stupro. nella mente del suo cuore. grovigli. affanni. debole di
gioventù.
psicofarmaci. rovine. giù in precipizio infinito.
isterismi. pazzie. dolore. amarezze. rabbia. solitudini.
ero vola. un pagliericcio di stracci. lacrime inutili.
un lago di pentimenti. prove non riuscite. non libereranno
aghi che dicono di fotterle con amore.
un raggio di sole mostra molte ferite. chiude quelle
vecchie.
sabato, maggio 24, 2003
ci sono cassetti che non vanno più aperti
dove custodire pagine da seppellire e dimenticare,
frammenti consunti dal tempo
che la memoria restituisce in nuove e rinnovate sofferenze.
ci sono poi cassetti che vanno aperti
per liberare farfalle da far perdere nel sole,
frammenti di felicità di momenti passati
e rimasti come polvere d'oro nei ricordi,
gocce di miele in giorni di fiori.
venerdì, maggio 23, 2003
non chiedermi
nulla
ho visto che le
cose
quando cercano
la loro strada
incontrano il
vuoto.
c'è un dolore di
buchi
nell'aria senza
gente
e nei miei occhi
creature vestite
senza nudo.
giovedì, maggio 22, 2003
forte è la
sensazione di rifiuto totale
anamorfosi
dell'essere incomunicabile
topi morti
sbattuti sulle strade
mosche necrofile
contemplano il loro io.
dimmi cosa stai
cercando?
dimmelo ora
ma non fare
rumore.
altri luoghi
nelle vie della memoria
desiderio di
comunicazione
tra affinità
elettive
legare il proprio
destino a una rotta stabile
dimmi cosa vuoi
dimmi cosa stai
cercando
ma non fare
rumore.
mercoledì, maggio 21, 2003
caro jacques
mi spiace che tu sia in
prigione
ma non puoi violare la
legge
...e c'era un garofano
schiacciato
profumo, l'idea vaga di
come si sta fuori.
martedì, maggio 20, 2003
ad AntonioB.
hai mai provato a
specchiarti
nel mondo di un
cesso
e guardare dentro
per
scrutarvi un sogno
migliore?
è lì che troverai
la chiave
per capire che non
va affatto bene
pensi davvero che
io abbia trovato la mia felicità
affogando nella
palude normale
pensi che io abbia
lasciato a te
anche il mio
compito di soffocare
nello scontro con
la vita di tutti i giorni?
in questa
solitudine?
invece sono qui ad
ascoltare
il tuo silenzio
recitare
quelle melodiche
filastrocche
che i bambini
dimenticano
quando diventano
grandi
il pianto di un
bambino
che sente
il suo viso già
sporco
prima di toccare
la nuda tera.
pensi che sia
bello vivere così?
ho fatto tardi.
vado via.
ma un giorno
pioverà
su tutte le case.
anche quelle senza
tetto, con dentro materazzi buttati a terra.
saprò dove
tovarti.
io sarò lì
la lacrima che
accarezza i tuoi occhi chiusi.
lunedì, maggio 19, 2003
La nostalgia di una vita
perduta
il fatale sentimento di
essere nati tardi
o l'inquieta illusione di
un impossibile domani
con l'inquietudine
prossima del dolore della carne.
domenica, maggio 18, 2003
Non c'è
futuro
per
chi
vive
con
l'anima
in
mano.
sabato, maggio 17, 2003
Ho imparato
la tua
lingua
per farti
pesare
di più
i miei
silenzi...
venerdì, maggio 16, 2003
Che
cauro ca votta rint a sta notte scur
e pensier rincorron e paure
se chiuro l'occhie non me pozz scurdà
a vita che è passata, a vita che se ne va
l'uocchie e nu creatur senz chiù culur
ca sta cercann a propria verità
o sudore addor ro sapor ra terra
a terra caggia lasciat pa città
ma non abbasta ancor pe truvà a libertà
pe fa sta zitt sta vita pe nu me fa
chiamà
ra tutt o sang che me port rinto
ca saglie scenne annanz arreto
ca me face pensà ca chillo ca vuless a
chisto mundo
è sol nu poc e tranquillità.
giovedì, maggio 15, 2003
E QUALCOSA RIMANE
Lontano è il
tempo, in cui l’odore dei ricordi era più vivo e tu eri lì a giocare con i miei
pensieri.
Quando mi offristi
una nuvola per cuscino, per riposare della stanchezza di un paio di ali troppo
pesanti e troppo goffe per le geometrie spettacolari di un volo.
Mi dicevi di non
aver paura e le mie paure si scioglievano al calore del sole di nuove fiabe.
Mi ripetevi che ci
sono cassetti che non vanno più aperti dove custodire pagine da seppellire e
dimenticare, frammenti consunti dal tempo che la memoria restituisce in nuove e
rinnovate sofferenze.
E ci sono poi,
aggiungevi, cassetti che vanno aperti per liberare farfalle da far perder nel
sole, frammenti di felicità di momenti passati e rimasti come polvere d’oro nei
ricordi, gocce di miele in giorni di fiori.
Mi chiedevi di essere il tuo ricordo
prezioso, per chi porta con se un passato, il nulla per chi vive solo il
presente e non disegna il suo domani.
… il tuo futuro a cui i miei occhi
avevano guardato come buchi nel cielo per specchiarvisi.
Lì con le tue parole stuprate, stupite,
mal capite, con dolore e insofferenza, mi dicevi che volevi che io fossi,
quando saresti stato lontano, un raggio di sole che accarezzava il tuo viso
riscaldandoti di un attimo.
Mentre non capivo il mio amore era odio.
Ti guardavo come la terra vista dalla luna. All’incontrario.
E ti odiavo sempre più quando dicevi che
la stanchezza era così tanta che la notte assorbiva nella sua oscurità i tuoi
sogni. Non riuscivo a capire come mai tu non riuscissi a sognare più.
E io desideravo essere il tuo sogno con
tutte le mie forze, desiderio di esser luce nel buio della tua lontananza.
Eppure potevi farmi promettere, in una
notte di primavera, quando tra le tue braccia giuravo di essere il tuo sogno in
gabbia, di essere per sempre tua, ma non lo facesti.
Mi dicesti, invece, con una lacrima che
scavava il tuo stanco volto, che mai mi avresti proposto di scambiare un giro
di parte nella mia esistenza con un ruolo importante in una gabbia.
Solo anni dopo capii che quelle parole erano
un orgoglio di primavera nel pieno autunno della vita.
E ricordo ancora la tenerezza delle
carezze della tua mano delicata ma ferma, amore e odio tatuati tra le nocche di
una mano.
Mai capii, mi dicesti che volevi partire,
andare lontano dove non esistevano persone che credono di barattare una intera
via crucis con una semplice stretta di mano, e che si approfitta della
confusione generale per posare un colpo di spugna su un milione di frasi e
miliardi di parole d’amore.
Ti odiavo, ero, dovevo essere il tuo
unico scopo, o almeno sapevo di poterlo essere.
Non sapevo, invece, che qualcosa ti stavo
consumando dentro, disegno di caleidoscopi di allucinate e rinnovate crudeltà
in un destino che qualcuno aveva giocato a dadi per te, perdendo.
Dormivi spossato come un cucciolo che per
desiderio di felicità è pronto a dissanguarsi.
E il tuo desiderio era uno solo, ormai.
E io scappai, sentendomi rifiutata, così
stupida da non capire.
Mi dicesti, dolce come non mai, che il
mio odore non l’avresti mai più dimenticato, una sinestesia modificata
tatuaggio sulla tua carne, e che un giorno non tanto lontano avrei capito.
Il mio risveglio fu un vestito di pelle
d’oca.
Quando il funerale si gonfiò di mani che
applaudivano per un estremo saluto e si sfilacciò lungo il sentiero che
costeggiava il fiume, volevo morire per la mia stupidità.
Fu allora che spalancai le porte del mio
cuore, ai piedi della primavera gocce di sangue scandivano un altro tempo.
Mi dicesti di una primavera lontana che
ne sarei stata l’unica erede.
Avevi avuto altre ragazze oltre me, dopo
di me, prima di me.
Quasi senza respiro una volta l’avevo
quasi vista. Ma la sua musica allora fu un rinvio, per ripetersi una ultima
volta e per tacere per sempre.
Io stupida, io cieca, io sorda a non
ascoltare il tuo cuore battere senza contraddizioni.
Ora, qui, prima che le mia lacrime
cancellino queste ultime righe ti chiedo scusa, amore… troppo tardi per sentiti
ridere e prendermi in giro, troppo tardi per stringerti forte e chiederti
perdono.
Eccomi qui per quando mi chiedevi di
scriverti qualcosa per quando saresti stato lontano, mi dicevi il ricordo delle
tue parole non si perde nel vuoto “Così per sempre… e qualcosa rimane”.
mercoledì, maggio 14, 2003
Io sono jacques bonhomme, nacqui un giorno in
cui le nuvole scaricavano la loro tristezza sulle terre francesi del Beauvais e
i contadini piangevano i loro inutili sacrifici. Anche io nacqui contadino...
così come mio padre, e prima di lui mio nonno... Io amai la terra, ma né vidi
mai né godei dei suo i frutti. Tutti i suoi frutti, le nostre donne
comprese, erano di proprietà di quei porci dei Padroni, gente senza dignità e
umanità... La nostra ignoranza ci aveva relegato a una vita senza pretese, dove
i soprusi erano il pane della nostra povera e misera tavola... Quell'anno
avevamo perso tutto, i nostri bambini stavano morendo di fame ... Era il
maggio del 1358 Anno del Signore Dio Nostro. Si ... il Signore Dio
Nostro ... noi lo invocavamo con le nostre preghiere ... Dove eri Signore
quando mio figlio moriva tra le bracce della mia donna ... dove eri io credevo
in Te... I Signori chiedevano i loro tributi, noi non avevamo niente... niente
era rimasto dai nostri raccolti. Dai nostri stracci non potevamo ricavare più
nulla. Solo le parola di un uomo ci sollevavano lo spirito... diceva che non
dovevamo attendere il Paradiso per poter vivere come uomini felici ... il suo
nome era Guillame Carle. Fu la rivolta... il Beauvais fu solo l'inizio. E io
ero al fianco di Guillame, ... ormai ero solo ... non avevo che lui ... mia
moglie aveva seguito il nostro bambino lì dove solo la morte acconsente ad
andare. Distruggemmo castelli, massacrammo i Padroni, trascinammo i nostri
fratelli contadini alla rivolta... La Francia Settentrionale
era nostra. La Normandia,
il Ponthieu, la Piccardia
... e infine Parigi.!!!!!!!!!!! Tremavano tutti al nostro passaggio ... e i
nostri fratelli contadini gioivano... Il nostro Paradiso era diventato la Terra... la terra
che ci aveva visto nascere, la terra che tanto avevamo amato ... Non dovevamo
più aspettare! Io mi chiedevo quanto potesse continuare ... Guillame mi
rispondeva sempre : "Fratello Jacques adesso e per l'eternità". Carlo
V, re di Navarra, ci chiese di trattare... era sceso a trattare con i pezzenti.
Un re che parla con i contadini, la storia non ammette debolezze. C'è un tempo
e un luogo per cui ogni cosa abbia un inizio e una fine. Io sentivo che era la
nostra fine. Dissi a Guillame di non andare. Respiravo la morte. Guillame andò
... i contadini erano in festa. Alcuni di noi lo seguirono. E la loro
festa si trasformò in rovina. Il re tradì il suo popolo ... Presero prigioniero
Guillame. Gli altri furono tutti ammazzati. Le truppe regie ci attaccarono ...
un bagno si sangue allagò la nostra terra... Guillame fu torturato fino alla
pazzia. Fu mangiato dai topi nelle buie segrete del carcere. Così raccontavano
anni dopo vecchi barboni. Quella notte io fui l'unico a non morire. O morii
tante volte quanti furono quei contadini che chiedevano pietà per non essere
uccisi. Ma nessuna pietà ebbero di loro. All'inizio di una estate gocce
di sangue scandivano un altro tempo. Un tempo eterno... di dannazione. Non
ricordo come feci a trovarmi né lì né altrove. Ero fuori dal mio corpo ... Per
continuare a vivere in eterno...
martedì, maggio 13, 2003
Sacra e
dissacrante è l'eterna esistenza,
alla ricerca della
felicità che mai verrà.
Cerco la via
dell'essenza
contro il tempo
che velocemente passerà.
Benedici il mio
incino a te, akum
le mie mani non
toccheranno la tua verità.
Segui il mio
viaggio verso te, o akum
la mia danza è la
tua religiosità.
Atroce e
affascinante è la facoltà del volo
incessante
preghiera che mormora al cielo accoglienza.
Rallenta il respiro
lungo il cammino dell'uomo solo
dentro la carne
prigione della sua sofferenza.
Suona o arpa sacra
la Parola del
Verbo volontà di ingannare
nel solco del
tempo che attraversa il mondo e un veleno scorre e crea senza età.
Parlami di un
Altrove mare della simulazione, paradiso perduto dell'amare
sete di vendetta
che non teme niente perchè ha perso già.
Eboga, albero di
vita, albero che si manifesta apri i cancelli della mia mente.
Io ti ringrazio di
essere venuta a me, fortifica il mio cuore con il tuo fuoco celeste.
Adesso posso
sentire la luce.
lunedì, maggio 12, 2003
Esiste una
sconfitta pari al venire corroso.Tirare un sasso per colpire il nulla. Alzare
il calice per brindare il fatuo ardire. Implorare la morte per ascoltarne la
risata. Cadere nel presente con l'angoscia che non venga mai la fine.
domenica, maggio 11, 2003
Le carceri della
mia memoria, hanno consumato la mia carne, luoghi senza tempo senza forma, solo
un corpo qui e adesso resiste. Silenzio, oscurita' rumori interiori, sempre in
crescendo, parole che mi soffocano, producono sinestesie modificate.