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Benvenuto nel mio Spaces!

pensieri zitti

che nel silenzio fanno rumore
January 13

..dalla finestra guardo il mare

parole che non so trovare fuori di gia' fanno male senza esitazione l'amore poi ci dividera' lasciami entrare in punta di piedi andro' via quando l'alba verra'.
July 20

Pensieri Zitti (archivio)

Alla libertà,
perchè questi pensieri zitti
non vengano più sequestrati
da nessuno...

lunedì, gennaio 31, 2005

è come un tumore dentro

che ti mangia

infondo

la vita

passa

ha un inizio

una fine

non c'è eternità

eppure c'è qualcosa

che rimane per sempre


mercoledì, gennaio 19, 2005

 ...di la verità
ti saresti vergognato
ad avere una sgualdrina
come moglie?...

mercoledì, gennario 12, 2005

Nel silenzio
con un lapis invisibile
scrivo pensieri
nella mia mente
con l'angoscia
di chi non può capire
cosa la vita
significa
ascolto i battiti del cuore
come rintocchi
che pesano i secondi
vorrei liberare
le mie ossessioni
fermare il dolore
vorrei che tutto
tornasse indietro
e chiederti scusa davvero
per non continuarmi a comportare male
per poi non farlo più...


lunedì, dicembre 27, 2004

Dove guardano i tuoi occhi ora?


lunedì, dicembre 13, 2004

come un buco dentro che mi inghiottisce
ti ho fatto scappare
dalle mie paure
eppure non posso più respirarti
eppure ho iniziato ad odiarmi
perchè ho giocato a farti innamorare
e ho provato amore
così sembra che non ci vedremo più
e così tanto mi manchi
ma tu devi ancora una volta salvarti
dalle tue paure
e io rimango prigioniero delle mie
per amarti e portarti dentro di me
ho scelto di non poterti stare accanto
l'abitudine e la quotidinianità ammazza i sentimenti
e non volevo perderti
c'è un carillion dentro di me
che suona il tuo nome
ora fa male sentirlo
ma un giorno passerà...

mercoledì, ottobre 13, 2004

...perchè l'amore finisce
io non lo so
in fondo tutto finisce...
ma le contraddizioni
vivono come soffi pungenti
sui miei occhi chiusi mentre la notte finisce...


giovedì, ottobre 07, 2004

mi sono illuso che non avesse fine il tempo...

l'odore del tuo corpo tatuato addosso...

il tuo sorriso

la sensazione di essere respirato...

non ora non qui

il desiderio immenso

di accarezzare il tuo volto

lontano ormai

per sempre...

in una notte di ottobre.

  mercoledì, luglio 02, 2003

A jacques bonhomme

scritto l'8 giugno 2003

Dionisiaco, oscuro, molteplice, maKabro..

E' il regno dei silenzi rumorosi, delle parole nascoste, dei pensieri sfrenati e irreali.

Corridoi neri e luminosi di tensione, di dolore, di tristezza imperscrutabile, di lamenti indomabili e selvaggi, odore dei tempi andati, ricordi volteggianti, suoni malinconici, profumi acuti ke risvegliano spiriti ke, senza corpo, tormentano il nostro per desiderio di sfiorare.

Pulsioni sotterranee ke sanno di vita e ke si scontrano con il tedio, profondo e incessante e con l'autunno delle idee, preludio della NOSTALGIA KE NON è MANCANZA, E' PRESENZA VIVA E INTENSA..

Un oblìo notturno, il troneggio dell' AZZURRO ke inonda una danza sfrenata nella notte, tra la folla, nella strada, dove avanza IL nemico ke rifugge le sbarre di una VASTA PRIGIONE , ove un raggio raramente filtra e dove, prodigo di visite, è l'implacabile rimpianto.

Infine uno sprazzo di cielo ke nasconde l'intuizione della sofferenza, del miserevole destino ke insieme alla maledizione eterna predestinata, grava sull'uomo e sul suo Veleno Nero.

E' una percezione di vuoto, caduta, scarica e poi subito la repentina RISALITA , simile a un'altalena nell'istante in cui con una spinta violenta si stacca da terra

<Ma quando sogni di volare non porti peso, non devi convincere la forza a tenerti sollevato>.

nulla Vuol dire, tutto dice..

inside your flesh...it's the only way

inside your flesh...and no more words and no more farces and no more lies

inside your flesh...there is no farce

inside your flesh...there is no lies

no more sadness, no more time.


giovedì, giugno 05, 2003

siamo tutti quanti

una possibilità

in un oceano

di incertezze...


mercoledì, giugno 04, 2003

Quando tutto va male

e non riesci a capire che senso abbia continuare

non c'è nulla nella vita che è scritto nella pietra

non c'è nulla che non possa essere cambiato

nessuno vuole sentirsi solo

e tutti vogliono amare qualcuno

vivere un'altro giorno

arrampicandosi un pò più in altro

trovare un'altra ragione per restare

ceneri nelle tue mani

pietà nei tuoi occhi

arrivederci

perchè respiro a malapena,

e non riesco a trovare l'aria,

non so chi sto prendendo in giro,

credendo che tu sia interessata,

e potrei stare qui ad aspettare

uno stupido per un altro giorno,

ma non credo che valga il prezzo,

il prezzo che pagherei.

 

martedì, giugno 03, 2003

e il tuo solo momento perfetto

non durerà per sempre

noi non siamo speciali

non siamo nemmeno merda o immondizia

noi siamo

noi siamo soltanto

e quello che succede succede soltanto

i demoni vanno e vengono

in continuazione

e io scrissi la mia canzone

su un coltello

in una notte di marzo

gocce rosse sporcarono

il mio viso

perchè i demoni vanno e vengono.


lunedì, giugno 02, 2003

quando scompariranno queste nuvole scure?

senza briciole di sogni e senza orgoglio per vivere

non puoi dire che siamo soddisfatti

dove andremo oggi senza pensare al domani?

c’è qualcuno che dice che è un bel giorno,

e per qualcuno il cielo è a portata di mano

ma per noi tutto è come i giorni già trascorsi

siamo in strada e non abbiamo nessuna meta

nel fango e non sappiamo come uscirne

portami in un altro luogo

lunghe notti insonni

infinite lotte

il mio cuore è stanco

mi sento finito

perché quello che è ho bisogno

è che tu creda in me.


domenica, giugno 01, 2003

e quando dissi

"buonanotte"

le immagini inziarono

a danzare

nella mia

testa

ci sono molte cose

che non vogliamo

sapere

delle persone

a cui vogliamo

bene

tutti hanno

qualcosa

che non va.

 

venerdì, maggio 30, 2003

guardo la notte dalla finestra
e non riesco a vedere alcuna luce
eppure pensavo di averti visto tentare
lì per un minuto
mi sono perso
ricordando il tuo sorriso
e se una volta volavo alto nel cielo
quando avevi bisogno del mio aiuto
ora so che hai qualcuno a cui dare la colpa
perchè tutto ciò che ci portiamo dietro
ritorna sempre
chiederai a te stessa
come una melodia stonata
se la via d'uscita da questa palude
la troverai nuotando
quando la violenza causa silenzio
una pistola è il tuo amico più sincero
e la paura si avvicinerà
senza mostrarsi
perchè tutto ciò che ci portiamo dietro
ritorna sempre.


giovedì, maggio 29, 2003

l'azzurro caduto nei tuoi occhi,

per desiderio d'essere amato,

quando la notte rimase cieca

al suo sogno di primavera.

cielo per cuscino

dove posare il mio cuore stanco,

poi per essere svegliato

dalla dolcezza della tua anima.


mercoledì, maggio 28, 2003

ricordi il giorno

quando anche tu

credesti alla menzogna

più grande del mondo

credere che il passato

è stato migliore del presente

l'incapacità di seguire

il proprio destino

che sussurra al vento

il tuo nome

ricordi il giorno

in cui decidemmo

di percorrere la strada

dei nostri dubbi

e fuggire via dalle nostre paure

adesso pensi che tutto

sia una pietra che rotola

spinta da un calcio

lungo il tempo

in cui non troveremo

più le giuste parole.

Pensieri Zitti (archivio seconda parte)

martedì, maggio 27, 2003

ore e ore a stare qui al buio

fermo a pensare

a cercare di tenermi sveglio

per cercare di sentire, di sentire

nuove percezioni sensoriali

liberami

strippo

metà cervello non funziona, l'altra funziona troppo e nel senso sbagliato.

fatemi uscire da questa paranoia

correlazioni di percezioni cosmiche

ricerca di un contatto tra mondi lontanissimi

contemplazioni di spiritualità superiore

colori prismatici sottintendono visioni paradisiache

dell'essere vivente cosciente della sua origine.

non sono cresciuto nelle patrie galere di una sacrestia

sono volato sulla poesia della notte

fin da voi

miei diversi funghetti per venerare gli dei pagani della eternità

e ora

strippo

metà cervello non funziona l'altra funziona troppo e nel senso sbagliato.

fatemi uscire da questo ciclo futile

portatemi con voi

per un istante ritorno dio

e grande è l'immensità della mia esistenza.

domenica, maggio 25, 2003

calma apparente. assordante silenzio. parate di corpi spenti. un meccanicistico pronunciarsi. su e giù indistinti. incombere di circostanze.

altrove. desiderio di respirare. nuvole che oscurano il cielo. una farfalla tatuata sul culo di una puttana che quando ama non finge. la fiamma di un cero rovesciato. vampe. una chiesa che brucia.

cattolico decoro. la casa, la chiesa, la famiglia.

a modo e perbene.

bambine. sghigniazzi. soldatini di piombo. giocano a fare i duri. chiaveranno.

una goccia cade. pozzanghera d’infinita lontananza. sogni violentati.

un viso. piccola fata che guarda e fugge. tremori. un desiderio di stupro. nella mente del suo cuore. grovigli. affanni. debole di gioventù.

psicofarmaci. rovine. giù in precipizio infinito.

isterismi. pazzie. dolore. amarezze. rabbia. solitudini.

ero vola. un pagliericcio di stracci. lacrime inutili.

un lago di pentimenti. prove non riuscite. non libereranno aghi che dicono di fotterle con amore.

un raggio di sole mostra molte ferite. chiude quelle vecchie.

sabato, maggio 24, 2003

ci sono cassetti che non vanno più aperti

dove custodire pagine da seppellire e dimenticare,

frammenti consunti dal tempo

che la memoria restituisce in nuove e rinnovate sofferenze.

ci sono poi cassetti che vanno aperti

per liberare farfalle da far perdere nel sole,

frammenti di felicità di momenti passati

e rimasti come polvere d'oro nei ricordi,

gocce di miele in giorni di fiori.

venerdì, maggio 23, 2003

non chiedermi nulla

ho visto che le cose

quando cercano

la loro strada

incontrano il vuoto.

c'è un dolore di buchi

nell'aria senza gente

e nei miei occhi

creature vestite

senza nudo.

giovedì, maggio 22, 2003

forte è la sensazione di rifiuto totale

anamorfosi dell'essere incomunicabile

topi morti sbattuti sulle strade

mosche necrofile contemplano il loro io.

dimmi cosa stai cercando?

dimmelo ora

ma non fare rumore.

altri luoghi nelle vie della memoria

desiderio di comunicazione

tra affinità elettive

legare il proprio destino a una rotta stabile

dimmi cosa vuoi

dimmi cosa stai cercando

ma non fare rumore.


mercoledì, maggio 21, 2003

caro jacques

mi spiace che tu sia in prigione

ma non puoi violare la legge

...e c'era un garofano schiacciato

profumo, l'idea vaga di come si sta fuori.


martedì, maggio 20, 2003

ad AntonioB.

hai mai provato a specchiarti

nel mondo di un cesso

e guardare dentro per

scrutarvi un sogno migliore?

è lì che troverai la chiave

per capire che non va affatto bene

pensi davvero che io abbia trovato la mia felicità

affogando nella palude normale

pensi che io abbia lasciato a te

anche il mio compito di soffocare

nello scontro con la vita di tutti i giorni?

in questa solitudine?

invece sono qui ad ascoltare

il tuo silenzio recitare

quelle melodiche filastrocche

che i bambini dimenticano

quando diventano grandi

il pianto di un bambino

che sente

il suo viso già sporco

prima di toccare la nuda tera.

pensi che sia bello vivere così?

ho fatto tardi. vado via.

ma un giorno pioverà

su tutte le case.

anche quelle senza tetto, con dentro materazzi buttati a terra.

saprò dove tovarti.

io sarò lì

la lacrima che accarezza i tuoi occhi chiusi.


lunedì, maggio 19, 2003

La nostalgia di una vita perduta

il fatale sentimento di essere nati tardi

o l'inquieta illusione di un impossibile domani

con l'inquietudine prossima del dolore della carne.

 

domenica, maggio 18, 2003

Non c'è

futuro

per

chi

vive

con

l'anima

in

mano.

 

sabato, maggio 17, 2003

Ho imparato

la tua lingua

per farti pesare

di più

i miei silenzi...

venerdì, maggio 16, 2003

Che cauro ca votta rint a sta notte scur
e pensier rincorron e paure
se chiuro l'occhie non me pozz scurdà
a vita che è passata, a vita che se ne va
l'uocchie e nu creatur senz chiù culur
ca sta cercann a propria verità
o sudore addor ro sapor ra terra
a terra caggia lasciat pa città
ma non abbasta ancor pe truvà a libertà
pe fa sta zitt sta vita pe nu me fa chiamà
ra tutt o sang che me port rinto
ca saglie scenne annanz arreto
ca me face pensà ca chillo ca vuless a chisto mundo
è sol nu poc e tranquillità.


giovedì, maggio 15, 2003

E QUALCOSA RIMANE

Lontano è il tempo, in cui l’odore dei ricordi era più vivo e tu eri lì a giocare con i miei pensieri.

Quando mi offristi una nuvola per cuscino, per riposare della stanchezza di un paio di ali troppo pesanti e troppo goffe per le geometrie spettacolari di un volo.

Mi dicevi di non aver paura e le mie paure si scioglievano al calore del sole di nuove fiabe.

Mi ripetevi che ci sono cassetti che non vanno più aperti dove custodire pagine da seppellire e dimenticare, frammenti consunti dal tempo che la memoria restituisce in nuove e rinnovate sofferenze.

E ci sono poi, aggiungevi, cassetti che vanno aperti per liberare farfalle da far perder nel sole, frammenti di felicità di momenti passati e rimasti come polvere d’oro nei ricordi, gocce di miele in giorni di fiori.

Mi chiedevi di essere il tuo ricordo prezioso, per chi porta con se un passato, il nulla per chi vive solo il presente e non disegna il suo domani.

… il tuo futuro a cui i miei occhi avevano guardato come buchi nel cielo per specchiarvisi.

Lì con le tue parole stuprate, stupite, mal capite, con dolore e insofferenza, mi dicevi che volevi che io fossi, quando saresti stato lontano, un raggio di sole che accarezzava il tuo viso riscaldandoti di un attimo.

Mentre non capivo il mio amore era odio. Ti guardavo come la terra vista dalla luna. All’incontrario.

E ti odiavo sempre più quando dicevi che la stanchezza era così tanta che la notte assorbiva nella sua oscurità i tuoi sogni. Non riuscivo a capire come mai tu non riuscissi a sognare più.

E io desideravo essere il tuo sogno con tutte le mie forze, desiderio di esser luce nel buio della tua lontananza.

Eppure potevi farmi promettere, in una notte di primavera, quando tra le tue braccia giuravo di essere il tuo sogno in gabbia, di essere per sempre tua, ma non lo facesti.

Mi dicesti, invece, con una lacrima che scavava il tuo stanco volto, che mai mi avresti proposto di scambiare un giro di parte nella mia esistenza con un ruolo importante in una gabbia.

Solo anni dopo capii che quelle parole erano un orgoglio di primavera nel pieno autunno della vita.

E ricordo ancora la tenerezza delle carezze della tua mano delicata ma ferma, amore e odio tatuati tra le nocche di una mano.

Mai capii, mi dicesti che volevi partire, andare lontano dove non esistevano persone che credono di barattare una intera via crucis con una semplice stretta di mano, e che si approfitta della confusione generale per posare un colpo di spugna su un milione di frasi e miliardi di parole d’amore.

Ti odiavo, ero, dovevo essere il tuo unico scopo, o almeno sapevo di poterlo essere.

Non sapevo, invece, che qualcosa ti stavo consumando dentro, disegno di caleidoscopi di allucinate e rinnovate crudeltà in un destino che qualcuno aveva giocato a dadi per te, perdendo.

Dormivi spossato come un cucciolo che per desiderio di felicità è pronto a dissanguarsi.

E il tuo desiderio era uno solo, ormai.

E io scappai, sentendomi rifiutata, così stupida da non capire.

Mi dicesti, dolce come non mai, che il mio odore non l’avresti mai più dimenticato, una sinestesia modificata tatuaggio sulla tua carne, e che un giorno non tanto lontano avrei capito.

Il mio risveglio fu un vestito di pelle d’oca.

Quando il funerale si gonfiò di mani che applaudivano per un estremo saluto e si sfilacciò lungo il sentiero che costeggiava il fiume, volevo morire per la mia stupidità.

Fu allora che spalancai le porte del mio cuore, ai piedi della primavera gocce di sangue scandivano un altro tempo.

Mi dicesti di una primavera lontana che ne sarei stata l’unica erede.

Avevi avuto altre ragazze oltre me, dopo di me, prima di me.

Quasi senza respiro una volta l’avevo quasi vista. Ma la sua musica allora fu un rinvio, per ripetersi una ultima volta e per tacere per sempre.

Io stupida, io cieca, io sorda a non ascoltare il tuo cuore battere senza contraddizioni.

Ora, qui, prima che le mia lacrime cancellino queste ultime righe ti chiedo scusa, amore… troppo tardi per sentiti ridere e prendermi in giro, troppo tardi per stringerti forte e chiederti perdono.

Eccomi qui per quando mi chiedevi di scriverti qualcosa per quando saresti stato lontano, mi dicevi il ricordo delle tue parole non si perde nel vuoto “Così per sempre… e qualcosa rimane”.

mercoledì, maggio 14, 2003

Io sono jacques bonhomme, nacqui un giorno in cui le nuvole scaricavano la loro tristezza sulle terre francesi del Beauvais e i contadini piangevano i loro inutili sacrifici. Anche io nacqui contadino... così come mio padre, e prima di lui mio nonno... Io amai la terra, ma né vidi mai né godei dei suo i frutti. Tutti i suoi frutti,  le nostre donne comprese, erano di proprietà di quei porci dei Padroni, gente senza dignità e umanità... La nostra ignoranza ci aveva relegato a una vita senza pretese, dove i soprusi erano il pane della nostra povera e misera tavola... Quell'anno avevamo perso tutto, i nostri bambini stavano morendo di fame ... Era il  maggio del 1358 Anno del Signore Dio Nostro.  Si ... il Signore Dio Nostro ... noi lo invocavamo con le nostre preghiere ... Dove eri Signore quando mio figlio moriva tra le bracce della mia donna ... dove eri io credevo in Te... I Signori chiedevano i loro tributi, noi non avevamo niente... niente era rimasto dai nostri raccolti. Dai nostri stracci non potevamo ricavare più nulla. Solo le parola di un uomo ci sollevavano lo spirito... diceva che non dovevamo attendere il Paradiso per poter vivere come uomini felici ... il suo nome era Guillame Carle. Fu la rivolta... il Beauvais fu solo l'inizio. E io ero al fianco di Guillame, ... ormai ero solo ... non avevo che lui ... mia moglie aveva seguito il nostro bambino lì dove solo la morte acconsente ad andare. Distruggemmo castelli, massacrammo i Padroni, trascinammo i nostri fratelli contadini alla rivolta... La Francia Settentrionale era nostra. La Normandia, il Ponthieu, la Piccardia ... e infine Parigi.!!!!!!!!!!! Tremavano tutti al nostro passaggio ... e i nostri fratelli contadini gioivano... Il nostro Paradiso era diventato la Terra...  la terra che ci aveva visto nascere, la terra che tanto avevamo amato ... Non dovevamo più aspettare!  Io mi chiedevo quanto potesse continuare ... Guillame mi rispondeva sempre : "Fratello Jacques adesso e per l'eternità". Carlo V, re di Navarra, ci chiese di trattare... era sceso a trattare con i pezzenti. Un re che parla con i contadini, la storia non ammette debolezze. C'è un tempo e un luogo per cui ogni cosa abbia un inizio e una fine. Io sentivo che era la nostra fine. Dissi a Guillame di non andare. Respiravo la morte. Guillame andò ... i contadini erano in festa. Alcuni di noi lo seguirono.  E la loro festa si trasformò in rovina. Il re tradì il suo popolo ... Presero prigioniero Guillame. Gli altri furono tutti ammazzati. Le truppe regie ci attaccarono ... un bagno si sangue allagò la nostra terra... Guillame fu torturato fino alla pazzia. Fu mangiato dai topi nelle buie segrete del carcere. Così raccontavano anni dopo vecchi barboni. Quella notte io fui l'unico a non morire. O morii tante volte quanti furono quei contadini che chiedevano pietà per non essere uccisi. Ma  nessuna pietà ebbero di loro. All'inizio di una estate gocce di sangue scandivano un altro tempo. Un tempo eterno... di dannazione. Non ricordo come feci a trovarmi né lì né altrove. Ero fuori dal mio corpo ... Per continuare a vivere in eterno...


martedì, maggio 13, 2003

Sacra e dissacrante è l'eterna esistenza,

alla ricerca della felicità che mai verrà.

Cerco la via dell'essenza

contro il tempo che velocemente passerà.

Benedici il mio incino a te, akum

le mie mani non toccheranno la tua verità.

Segui il mio viaggio verso te, o akum

la mia danza è la tua religiosità.

Atroce e affascinante è la facoltà del volo

incessante preghiera che mormora al cielo accoglienza.

Rallenta il respiro lungo il cammino dell'uomo solo

dentro la carne prigione della sua sofferenza.

Suona o arpa sacra la Parola del Verbo volontà di ingannare

nel solco del tempo che attraversa il mondo e un veleno scorre e crea senza età.

Parlami di un Altrove mare della simulazione, paradiso perduto dell'amare

sete di vendetta che non teme niente perchè ha perso già.

Eboga, albero di vita, albero che si manifesta apri i cancelli della mia mente.

Io ti ringrazio di essere venuta a me, fortifica il mio cuore con il tuo fuoco celeste.

Adesso posso sentire la luce.


lunedì, maggio 12, 2003

Esiste una sconfitta pari al venire corroso.Tirare un sasso per colpire il nulla. Alzare il calice per brindare il fatuo ardire. Implorare la morte per ascoltarne la risata. Cadere nel presente con l'angoscia che non venga mai la fine.

domenica, maggio 11, 2003

Le carceri della mia memoria, hanno consumato la mia carne, luoghi senza tempo senza forma, solo un corpo qui e adesso resiste. Silenzio, oscurita' rumori interiori, sempre in crescendo, parole che mi soffocano, producono sinestesie modificate.